15 giugno 2018
Libri

Una ragazza affidabile – Silena Santoni

Una ragazza affidabile_silena santoni

Silena Santoni ha insegnato Lettere nelle scuole medie e superiori, ha frequentato una scuola di recitazione e un corso di sceneggiatura teatrale e ha scritto brani e adattamenti teatrali per la compagnia Katapult. Una ragazza affidabile è il suo primo romanzo pubblicato da Giunti, un racconto familiare dai toni noir che fa riflettere sui rapporti logoranti tra esseri umani e sulle scelte che portano inesorabilmente all’autodistruzione. Al centro c’è la storia di due sorelle: Agnese, la sorella minore, che ha saputo cavalcare la sua indole da saputella e signorina perfettina, facendo carriera nel lavoro e realizzandosi come moglie e madre, e Micaela, che invece ha cavalcato la sua indole da ribelle, arrivando ad avere a sessant’anni una lunga treccia grigia, una casa che va a pezzi e giornate ai limiti della sopravvivenza. Agnese e Micaela sono sempre state diverse, fin da bambine, una più educata e studiosa (affidabile, appunto), l’altra sfrontata e trasgressiva. Dopo anni di lontananza, le due ormai sulla soglia dei sessant’anni si ritrovano a Firenze, la città in cui sono nate e cresciute, per risolvere una questione burocratica su una casa lasciata in eredità dalla zia. Da qui inizia la storia di queste due donne che si sono fronteggiate a scuola, si sono detestate negli anni dell’adolescenza, che hanno covato un rancore pronto a esplodere prepotentemente nella maggior parte delle pagine di questo libro. Solo durante gli anni Sessanta e Settanta, con i moti studenteschi, gli ideali di pace e libertà e le lotte per garantire alle donne gli stessi diritti, hanno trovato qualche punto di contatto, ma se Agnese viveva questi anni con preoccupazione e apprensione, Micaela era sempre pronta a occupare un’aula e a frequentare anche chi poi deciderà di entrare nei gruppi di lotta armata. Nonostante i motivi siano numerosi, non sono solo questi a portare nuovi litigi tra le due sorelle, il vero motivo è solo uno: l’amore per un uomo. Bisogna aspettare davvero la fine del libro per il colpo di scena e per vedere i vari pezzi di un puzzle fatto di odio, meschinità e fallimenti andare tutti al loro posto.

Silena Santoni ha saputo creare subito un’atmosfera carica di inquietudine: chi legge sa che prima o poi succederà qualcosa di tragico. L’incontro con il Male è dietro l’angolo, perché questa non è una storia edificante e rassicurante: «Nonostante sia una donna ottimista, ho una visione pessimista della vita. La precarietà e l’inquietudine che ho messo nel libro sono le stesse che abbiamo dentro di noi, perché il mio desiderio era proprio quello di far riflettere sulle nostre reazioni e sui nostri comportamenti di esseri umani. Possiamo dire che si tratta di un libro sulla banalità del caso e non sulla banalità del male». Così l’autrice ha voluto spiegare il suo romanzo durante l’intervista realizzata nella sede di Giunti. Per la nitidezza e la precisone con le quali racconta le vicende storiche, sembrerebbe quasi di ritrovarsi di fronte a delle parti autobiografiche. Silena ha ripercorso gli anni della sua giovinezza e, in generale, dell’Italia che apriva le braccia agli anni del boom economico, delle contestazioni, delle canzoni di Patty Pravo, delle discoteche improvvisate nelle cantine, del femminismo, dei dibattiti sul maschilismo della lingua italiana. In realtà, la ricostruzione storica così precisa e funzionale è data dallo studio e dalle letture delle testimonianze, come quelle riguardanti i terroristi di Ordine Nuovo, successivamente è stato tutto filtrato per restituire un certo equilibrio narrativo. Anche grazie a questa scelta, l’autrice non è caduta nella trappola del giudizio e dei moralismi sulla società, sui giovani, sugli adulti che fanno fatica ad abbandonare gli ultimi residui di gioventù. Una ragazza affidabile è quasi un libro antimoralista: nessuno giudica, nessuno è in grado di dare soluzioni, nessuno punta il dito su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Le fragilità e le debolezze delle protagoniste potrebbero essere quelle di ognuno di noi, così come i sensi di colpa e l’indifferenza. E, come nel romanzo, prima o poi viene tutto a galla, anche la solitudine.

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A intervalli regolari vado a controllare come sta. Dalla soglia osservo mia sorella che dorme rannicchiata, il respiro appena più pesante. Sembra fragile, indifesa. Una vecchia bambina, No, una bambina vecchia. 

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Provo per lei rabbia e pietà allo stesso tempo. Non mi capacito di come abbia potuto limare ogni esistenza fino a questa vita essenziale, quasi ridicola. 

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C’è sempre qualcosa che seppelliamo dentro di noi e che prima o poi inesorabilmente riemerge. Ho esercitato a lungo l’arte della rimozione, ma oggi, davanti a questi affreschi, comprendo che è stato inutile, che tutto è restato dentro di me, fermentando come una massa di rifiuti seppelliti e tornati in forma di liquami tossici nei fiumi e nel mare. 

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Ho circoscritto tutta la mia vita di bordi. Quando non si distingue il confine tra bene e male, gli spazi aperti fanno paura. 

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